Che cos’è l’amor

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto
all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata all’ombra
del lampione san soucì

che cos’è l’amor
chiedilo alla porta
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi
dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma

che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta
un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì

Che cos’è l’amor
è la Ramona che entra in campo
e come una vaiassa a colpo grosso
te la muove e te la squassa
ha i tacchi alti e il culo basso
la panza nuda e si dimena
scuote la testa da invasata
col consesso
dell’amica sua fidata

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
son monarca e son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey

Che cos’è l’amor
è un indirizzo sul comò
di unposto d’oltremare
che è lontano
solo prima d’arrivare
partita sei partita
e mi trovo ricacciato
mio malgrado
nel girone antico
qui dannato
tra gli inferi dei bar

Che cos’è l’amor
è quello che rimane
da spartirsi e litigarsi nel setaccio
della penultima ora
qualche Estèr da Ravarino
mi permetto di salvare
al suo destino
dalla roulotte ghiacciata
degli immigrati accesi
della banda san soucì

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey

oggi

Novantacinque anni fa nasceva, a Coderno, frazione di Sedegliano, in Friuli,
Davide Maria Turoldo.

 

 

 

 

 

 

 

Canta il sogno del mondo
di Davide Maria Turoldo

Ama
saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta
(nessuno saluta
del condominio,
ma neppure per via).

Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda
solo il bene.

E del bene degli altri
godi e fai
godere.

Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno per giorno:
e pure quel poco
– se necessario –
dividi.

E vai,
vai leggero
dietro il vento
e il sole
e canta.

Vai di paese in paese
e saluta
saluta tutti
il nero, l’olivastro
e perfino il bianco.

Canta il sogno del mondo:
che tutti i paesi
si contendano
d’averti generato.

dopo il discorso devastatore

Omaggio ad Andrea Zanzotto arrivatomi dalla ML [R-esisitiamo], scritto da Giuliano Scabia.

Non è vero che Andrea (Zanzotto) è morto.
 Lo so di sicuro.
 Mi ha strizzato l’occhio alcuni mesi fa, a casa sua – e ci siamo messi d’accordo
(nell’occhio – che di là passa tutto) 
e anche Uttino (il gatto) ha strizzato l’occhio – prima ad Andrea, poi a me.
 Per questo so che Andrea (col gatto – come Petrarca) è scappato dalla porta di dietro 
e si è nascosto fra le erbe – a Ligonàs – nell’umido –
e là passeggia e coltiva visioni e paesaggi –
e se la ride. 
Perché in 90 anni non ha imparato niente.
È sicuro che è là:
 e so che ci sono anche Goffredo (Parise), Mario (Rigoni-Stern), Gigi (Meneghello) 
e probabilmente Comisso.
 Sono là a Ligonàs ma hanno progetti di giro vagare:
 a volte su in Altopiano – a casa Rigoni: 
a volte a Malo – e anche a Urmalo –  lungo il Leogra:
 a volte a Salgareda – nella casetta di Parise:
 a volte a Zero Branco – da Comisso mato.
 A fare cosa? 
A dirsi le novità, e qualche requiem, qualche libera nos – e anche stupidade. 
E il gatto dietro.
 Insomma vagano le terre di casa – e le pesteggiano.
Giorno e notte.
 Non muoiono mica, gente così.
 Lo so.
 Prima di partire strizzano l’occhio.
Vero, Andrea Zanzotto?”

Succede questo: è come restaurare il vuoto che c’é nel mondo,
attraverso la trama dei versi, dei ritmi…
però all’inizio c’era il vuoto, c’era il no,
la negazione”

Andrea Zanzotto risponde alla domanda: perché hai iniziato a scrivere poesie? Tratto da Ritratti, a cura di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, ed. Biblioteca dell’Immagine, 2001

(il titolo del post è un verso di Davide Maria Turoldo:
Poesia
è rifare il mondo, dopo
il discorso devastatore
del mercadante
Poesia, in O sensi miei…, intr. di A. Zanzotto e L. Erba, Rizzoli, Milano 1993)

Poesia

Se potessi mordere la terra intera
e scoprirle un sapore,
sarei per un momento più felice.
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto bisogna essere infelici
per poter essere naturali.

Non tutto è giorni di sole,
e la pioggia, quando manca da molto, la si invoca.
Per questo prendo la felicità  e l’infelicità
naturalmente, come chi non trova strano
che esistano montagne e pianure,
che esistano rocce ed erba.

Quello che conta è essere naturale e calmo
nella felicità  e nella infelicità,
sentire come chi guarda,
pensare come chi cammina,
e quando si sta per morire ricordarsi
che il giorno muore,
che il tramonto è bello e bella è la notte che resta.
Così è e così sia.

Fernando Pessoa (1888-1935), XXI
in Una sola moltitudine, pp. 104-105
Adelphi, Milano 1998
(trad. adattata)

la notte dopo gli esami

Un’amica e collega mi segnala questa poesia. Mi ha fatto pensare a qualche faccia che ci metterei un attimo in più a riconoscere.

compagni di liceo

stavamo sulla riva – gente che non ho più visto –
in una borsa frutta e formaggio
da sminuzzare col coltello.
La gara era a chi tirava il sasso più lontano
ma senza metafore
ognuno tirava e basta: con tutte le sue forze.

Allo sfinimento si andava via
quasi senza salutarsi,
domani tanto nessuno avrebbe fatto altro.
Si pensava.

Marco Balzano, tratta da Particolari in controsenso, Lietocolle, Faloppio, 2008

l’occhio sul pianoterra della vita

La vicenda della fotografa Vivian Meier, o meglio della sua produzione, è interessante.

«Vivian’s work was discovered at an auction here in Chicago where she resided most of her life. Her discovered work includes over 100,000 mostly medium format negatives, thousands of prints, and countless undeveloped rolls of film»

Perché una persona per così dire normale, una casalinga forse, fotografa la gente per strada?Perché le sue foto non dicono qualcosa solo a chi conosce la persona ritratta ma anche a me, anni o decenni dopo?

Dove sta la potenza dell’occhio fotografico, il suo ingrediente segreto?

Perché un’immagine, che è cosa morta, rende così bene la vita?

Esiste un patrimonio di sguardi sul mondo, affastellato nelle soffitte della terra.