But don’t try to talk to me
But don’t try to talk to me
I won’t listen to your lies
You’re just an object in my eyes
You’re just an object in my eyes
(The Cure, Object, 1978)
Va beh: nel ’78 avevo cinque anni e ascoltavo la musica di mio papà , Bach. Ma alle scuole superiori ho avuto una fase, se così possiamo dire, dark. Adesso forse si definirebbe goth che sta per “goticoâ€: prevalenza del nero, aria depressa, bassa motivazione nei confronti di qualunque cosa e di chiunque, maniche lunghe a coprire le mani. Col popolo dark non potevo essere però confuso: troppo ansioso per permettermi il nichilismo, troppo in carne per assumere l’aria giusta, quella dell’emaciato esistenzialista senza-Sartre.
Mi ha colpito il fatto che più di uno dei miei studenti e delle mie studentesse di quinta si sia posto il problema di che cosa votare alle passate elezioni amministrative, o al referendum. Mi ha colpito perché i miei diciotto anni erano mescolati a quelle fosche atmosfere adolescenziali e mi coglievano del tutto sprovveduto sul piano politico. Mi ha colpito perché talvolta anch’io rischio di cadere nella vulgata secondo cui “i giovani non si interessano di nulla, men che meno di politicaâ€. Giravano per la classe fogli stampati da internet, con tutti i programmi dei candidati. Qualcuno se li è letti per filo e per segno, prima di andare al seggio.
La sorpresa è proseguita quando, parlandone, è emerso che questa frangia consapevole non disdegna il voto disgiunto: centrosinistra per le europee, centrodestra per le amministrative. Una sorta di attenta ricerca della persona di cui potersi fidare, al di là del colore, dello schieramento, delle ideologie. Qualcuno intuisce che sia questa la strada della morte del partitismo.
Inexperience sweet delirious
Supernatural superserious
wow!
(R.E.M., Supenatural Superserious, 2008)
Partitismo o personalismo? Gli analisti osservano la scena italiana e registrano quotidianamente sui giornali l’apporto dei cosiddetti “vent’anni di berlusconismoâ€. Il mio pensiero corre subito alla scena europea, o addirittura mondiale, per cercare di dare senso al quadro. Perché mi pare evidente che in Italia ci siamo come ammalati, abbiamo succhiato un morbo funesto, che ci costringe subito a schierarci pro o contro questa persona. E così l’opposizione, qualsiasi colore sbiadito abbia, non pare costruire parole e pensieri alternativi, ma fa da sponda all’innominabile. Quando parlo di “alternativiâ€Â non intendo quindi opposti e contrari a lui, ma capaci di stare su da soli, e per tanto decisamente nuovi. E guardando oltre – già Blair, Zapatero, Obama, in parte Merkel – ho l’impressione che come in ogni tempo di crisi, emergano figure più o meno forti: in questo senso abbiamo anticipato i tempi, come già successe alla fine del primo conflitto mondiale.
L’analogia con quell’altro Ventennio viene del resto invocata da più parti, alla ricerca delle trappole di un nuovo totalitarismo. A me pare che la più profonda somiglianza stia nell’assuefazione con cui il cosiddetto popolo italiano accetta gli attori della scena politica.
C’è un certo interesse, nelle classi quinte, per il periodo fascista e osservo come l’attenzione si faccia più acuta quando cerco di spiegare come in determinate fasi storiche il Parlamento subisca una sorta di svuotamento di potere. Il fatto che anche oggi si riconosca senza troppi drammi che gli onorevoli sono troppi e che il loro numero vada tagliato non è colto tuttavia come un segno cupo: in realtà – come allora – prevale la nausea per la sfera pubblica e quindi ben venga uno sfoltimento di teste e di stipendi. Qualunquismo a go-go?
Si, se pensiamo al fatto che l’unico percorso che pare più efficace per mettere alle strette questo governo è quello di indagare le frequentazioni erotiche del premier. Senza però pensare che esse destano meraviglia e invidia in molti dei maschi italiani, gli stessi che cliccano sui sederi nudi nelle pagine web dei medesimi giornali che per altro invocano lo scandalo. Come sempre c’è qualcosa che tira di più di un carro di buoi.
Ma qui non sta l’alternativa, e il fichista di Arcore non cadrà per questo. Ancora analogie, perché il comportamento è il medesimo di quell’altro “premierâ€, come ricorda Meneghello in Fiori italiani, facendo riferimento al direttore del quotidiano per cui giovanissimo scriveva.
A Mussolini, che chiamava il Professore, riconosceva una dote suprema, di essere stato «un grande regista»: ma ora gli era capitata la sventura di cadere in mano a una donna che gli succhiava le energie, letteralmente, con la bocca; diceva che questa donna chiamava il Duce Lulù.
Lulù o Papi, non c’è molta differenza. Ma Mussolini non cadde per le sue abitudini sessuali.
Cogliere segni
Più di una volta mi è capitato che uno studente o una studentessa mi abbia detto, facendomi arrossire: si candidi, prof, io la voto! Beata ingenuità ? Eppure è proprio questo il fatto: cercare persone di cui fidarsi.
Nel paradigma democratico nel quale siamo inseriti è necessario proprio fare attenzione ai meccanismo di creazione della fiducia, e su quali basi intellettuali ed emotive la fiducia dei singoli si fonda. Mi pare che il percorso sia lunghissimo, e fondamentalmente apolitico: non è l’orizzonte pubblico quello su cui incidere, ma la frequentazione di uomini e donne a tu per tu. Il Partito Democratico deve ricominciare dai quartieri, se davvero ha qualcosa da far dire a qualcuno.
E per far questo deve rinunciare alla caratteristica spocchia dei militanti cattolici e di sinistra, quella per cui c’è qualcuno che possiede la verità e si piega per concederla al popolo bue. Ricordo un incontro in una sperduta parrocchietta fuori Padova, un consiglio pastorale in cerca di formazione, dodici-quindici persone tra i cinquanta e i settanta. Si era allora candidato un noto direttore di quotidiano, di larghissime forme e di strettissime vedute, sulla base della “difesa della vitaâ€. Ebbene, quale terreno migliore di un gruppo di parrocchiani? Eppure quelle stesse pasionarie di Cristo mi fecero caldamente presente che non si sarebbero lasciate fregare!
Altroché popolo bue. Si tratta di far emergere con pazienza quello che già c’è: un misto di buon senso che nasce dallo svegliarsi alle cinque per andare al lavoro, di capacità di cogliere il valore delle persone, di quella forza che ha la meglio quando tacitiamo per un attimo le ansie indotte e ascoltiamo le nostre paure. Davvero, c’è. E’ quella resistenza fisiologica che non ama gli “uomini fortiâ€.
IL PRESIDENTE ha una caratteristica che balza agli occhi di chiunque lo avvicini: mentre gioca a bocce o beve birra, durante la notte o quando copula; persino nelle sedute parlamentari che presiede da quando si è verificato il gran cambiamento. Più di un movimento delle sue mani lascia trasparire questa sua caratteristica, inspiegabile a tutti, e che tuttavia appare così evidente da non sfuggire nemmeno ai profani. Si sostiene che la sua origine vada ricercata in un processo che non si può, né si vuole, più arrestare. Si richiamano alla memoria momenti in cui si sono percepiti fenomeni che potrebbero averla determinata. In realtà tutti sanno di cosa si tratti. Nel timore di poter essere chiamati a risponderne, evitano di parlarne o discuterne in pubblico. Anzi, confondono accuratamente le tracce. Ma non la si trova solamente nella coda dell’occhio del presidente. C’è anche in altri punti del suo corpo, opulento e inquieto. Nei suoi stessi sogni. In chiunque la riconosca produce una tensione che col tempo si tramuta in contagio. Sino ad esserne invasi. Non è nient’altro che la brutalità “. (Thomas Bernhard, Eventi, 1969)
[questo è un mio Pianoterra del 2009 – m’è parso attuale]
Ancora una volta: dignitÃ
Dignità !#1
Monitorare solamente, e quindi a maggior ragione comprendere, quel moto di protesta che ci riguarda e che corre da continente a continente in queste ore, è difficile. E’ difficile anche star qui a scriverne quando avverto che prendere parola pubblica diviene urgenza.
Ma quel che posso fare ora è raccogliere qualche opinione e intuizione, per avviare il lavoro di comprensione: non per catalogare e archiviare, ma per annusare dove stiamo andando.
Ai giovani dico: guardatevi attorno, e troverete gli argomenti che giustificano la vostra indignazione, il trattamente riservato agli immigrati, ai san papiers, ai rom. Troverete situazioni concrete che vi indurranno a intraprendere un’azione civile risoluta. Cercate e troverete!”
(Stéphane Hessel, Indignatevi!; add editore, Torino 2011)
E’ un errore snobbare la protesta, di Paul Krugman (da “IlSole24ore”)

Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive” (Mario Draghi, qui)
Il punto della situazione di oggi, 15 ottobre 2011 (da “Repubblica”).
Porzione di prima pagina de “Il Fatto”, contiene il link all’articolo di Furio Colombo (da altro blog).
Sul “Il Post” una galleria in progress degli scontri a Roma.

E emerge con evidenza che qui non c’è più la dignità della protesta.
Qual è il limite della tolleranza?
Io penso che questo sia comunque uno scontro tra fascismi: il totalitarismo del mercato cieco come pensiero unico e il fascismo di sinistra, di chi ritiene che non ci sia altra via alla violenza. A meno di non leggervi alle spalle l’azione di gruppi organizzati dal potere stesso (ma prima delle dietrologie, guardiamo gli sviluppi).
Qui un commento interessante (dal blog di Minimum Fax; 15 ottobre)
Qui il commento di Mario Calabresi (da “La Stampa”; 16 ottobre) da cui è tratta la citazione che segue:
Da noi accade ancora perché non abbiamo mai preso (uso il plurale perché dovrebbe farlo la società tutta) le distanze in modo netto e definitivo dalle pratiche violente. Perché siamo i massimi cultori del «Ma» e del «Però», che servono a giustificare qualunque cosa in nome di qualcos’altro”.
Altri commenti interessanti segnalati in questa pagina del blog di Massimo Mantellini.
Qui un commento di Francesco Costa, dal suo blog, attraverso “Il Post”.
Da voce ad una intuizione di tanto tempo fa: non c’è differenza qualitativa tra chi sputa in faccia a Pannella, chi zittisce (o cerca di zittire) Pansa durante la presentazione del suo libro, chi tira sampietrini, chi spacca vetrine, chi spacca teste. Si tratta di differenze quantitative – da misurare sulla base del diritto penale. Ma è sempre e comunque violenza. Io chiamo la posizione del più forte (perché in gruppo, perché armato, perché urlante) che sottomette il più debole (perché da solo, perché inerme, perché senza voce) in un unico e sempre medesimo modo: fascismo.
E questo pur condividendo poco con Pannella, molto poco con Pansa, nulla con chi alza le mani.
eresia e povertà . Insieme?
9/11
9/11
cicli e ricicli storici

Torna l’appuntamento per i più gagliardi ciclomeccanici che si siano visti da quando naque la bicicletta: Bike Nouveau Fabrik , ovvero campionati risorgimentali di ciclomeccanica a squadre e asta dell’usato. Come ogni anno le squadre avranno a disposizione uno o più cadaveri ciclici da riportare in vita… 150 anni fa’, alzati e pedala disse il Papa a Garibaldi, obbedisco, fu la risposta (sui libri di storia è scritto diverso ma, fidatevi è così)
Se non avete timore di sporcarvi, se il grasso lo usate come crema per le mani, presentatevi con la vostra squadra dalle 12.00 del 24 settembre 2011 – Stazione delle Biciclette San Donato Milanese
Chiusura iscrizioni ore 13.00
Inizio della gara ore 14.00
premiazioni ore 18.00, premio speciale alla squadra più risorgimentale
(dalla newsletter – La stazione delle biciclette)
senza dignitÃ
Importante articolo dell’immensa Spinelli.






