la notte dopo gli esami

Un’amica e collega mi segnala questa poesia. Mi ha fatto pensare a qualche faccia che ci metterei un attimo in più a riconoscere.

compagni di liceo

stavamo sulla riva – gente che non ho più visto –
in una borsa frutta e formaggio
da sminuzzare col coltello.
La gara era a chi tirava il sasso più lontano
ma senza metafore
ognuno tirava e basta: con tutte le sue forze.

Allo sfinimento si andava via
quasi senza salutarsi,
domani tanto nessuno avrebbe fatto altro.
Si pensava.

Marco Balzano, tratta da Particolari in controsenso, Lietocolle, Faloppio, 2008

l’occhio sul pianoterra della vita

La vicenda della fotografa Vivian Meier, o meglio della sua produzione, è interessante.

«Vivian’s work was discovered at an auction here in Chicago where she resided most of her life. Her discovered work includes over 100,000 mostly medium format negatives, thousands of prints, and countless undeveloped rolls of film»

Perché una persona per così dire normale, una casalinga forse, fotografa la gente per strada?Perché le sue foto non dicono qualcosa solo a chi conosce la persona ritratta ma anche a me, anni o decenni dopo?

Dove sta la potenza dell’occhio fotografico, il suo ingrediente segreto?

Perché un’immagine, che è cosa morta, rende così bene la vita?

Esiste un patrimonio di sguardi sul mondo, affastellato nelle soffitte della terra.