Uno sguardo senza eccezioni: Vivian Maier

vivian

Qualche anno fa, in questo post, feci cenno alla fotografa Vivian Maier.

Mi è stato segnalato questo lavoro di archivio dedicato a lei, e così sono felice di potervi indicare il link. Penso infatti sia una persona il cui sguardo è davvero da incrociare.

Mi scrive infatti Anthony:
I’m contacting certain website & blog owners who have written about Vivian Maier and asking them to help us achieve this mission by adding a link to Artsy’s Vivian Maier page. In addition to spreading the word about our Vivian Maier page, I believe your visitors would enjoy this content.

Et voilà!

Ricordo di Carlo Mazzacurati

Penso che poche cose come le interviste della serie Ritratti, con Marco Paolini, riescano a suggerire lo sguardo e la cura di questo regista. La sua capacità di non abbandonare noi veneti a noi stessi, alla nostra antica miseria contadina o alla pretenziosa ottusa operosità dell’ormai immobile “locomotiva”. Siamo lavoratori, ma con le mani e con lo spirito. Grazie, di cuore.

Se non so

Szymborska(closeup)

SOTTO UNA PICCOLA STELLA
Wislawa Szymborska

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del  mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
E poi fatico per farle sembrare leggere.
(da Vista con granello di sabbia, Adelphi 1998)

Dedicata al caro Ivo e al suo interpellare (custodente) le mie fragilità.

Calvin and Hobbes and Bacon

Questi due autori di fumetto hanno riportato in vita, per un po’ e non si sa fino a quando, una delle più geniali strisce della storia (in realtà il link non è di grandi utilità, perché nel loro sito non si trovano molte notizie, anyway c’è google).
QUI qualche notizia su questa pubblicazione. QUI tutte e quattro le strisce finora realizzate, tutte insieme. QUI notizie sull’autore di C&H, Bill Watterson.

Che dire? Che Calvin sposi Suzie non è forse una sorpresa, ma somiglia un po’ al finale di Harry Potter. Che abbiano una bimba e la chiamino Bacon, come il grande empirista inglese, è assai divertente. E poi, vedere Calvin papà è molto curioso, perché la sfida è quella di non renderlo troppo adulto, nel senso di noioso, ansioso e bacchettone, ma nello stesso tempo tener conto che non può più essere cinque-seienne.

Stiamo a vedere cosa succede e se BW esce dal suo silenzio elegante.

 

Omaggio a Tabucchi

Antonio Tabucchi si è spento a Lisbona. Pessoa può ricordarlo così.
Che i suoi occhi possano veder il sorger del sole.

Va’: non hai niente da perdonare.
Sognare è meglio che vivere.

Ma vedrà il sorgere del sole
colui che lascia ogni cosa incompiuta;
il cui pensiero si allontana dal dover pensare
come il sostituirsi di una maschera.

Solo errerà attraverso valli ancora più verdi
di quelle che splendono dalle finestre
delle favole per bambini
colui che pensa che il mondo si rinnova.

Solo per colui che siede e canta
presso gli steccati dimenticando la propria strada
il passero fatato spiega le sue ali
e i fiori magici crescono più rigogliosi.

Non troverà una mano che nutra
le fonti silenziose del suo desiderio.

Nessuno gli indicherà il ruscello dove
possa appagare la sete dell’infanzia.

Ma vallate ancora più vedi dell’Oggi
e pensieri ancora più cari del Lontano
busseranno alla sua finestra e sveglieranno
la sua freschezza altre seti da appagare.

Così come una silenziosa sartina seduta
alla finestra all’ora del tramonto
in un villaggio sconosciuto
egli non apparterrà a nulla di insano,
ma, incorporea come un augurio,
la sua anima attraverserà come un arcobaleno
i pascoli verde-pioggia del suo perdersi
e la terra diventerà parola.

Fernando Pessoa
Va’: non hai niente da perdonare