Notte dopo degli esami

A pensarci bene, non riesco a ricordare nulla della mia Maturità.
Due cose, a dire il vero, sì. Poi le dico. Ma il resto: l’atmosfera di tensione, la temperatura del grande corridoio del Cornaro, chi faceva da vigilante, chi avessi ai miei lati… Nulla.
Va beh. Son passati solo ventanni, circa. Devo ancora entrare nella fase “tribute to Alois Alzheimer” (con tutto il rispetto per chi c’è dentro) e quindi i ricordi non troppo lontani rimangono annebbiati. Ma mi chiedo il perché di questa notte della coscienza.

Mi costruisco una risposta: non fu quell’esame, come del resto non fu l’ultimo anno del Liceo (e neppure gli altri quattro e nemmeno le medie – ah, infauste medie! Di esse rimane solo una persona, grande, Fausto Angeli ) un’esperienza di ordine emotivo. Non fu un momento segnato da presenza e con-presenza emotiva. Lavorava, e male, solo la testa. E solo la mia testa, da sola. Allora, che io sappia, nessuno parlava di “analfabetismo emotivo” per gli adolescenti e i giovani. Ma non vedo perché non ci potessi rientrare anch’io, del tutto.

Quindi, nulla da segnalare nel cassetto della memoria con l’etichetta “Maturità 1992”. Se non due flash: un grandioso tema sui Crepuscolari (le buone cose di pessimo gusto), in cui mi gettai in funambolici collegamenti con il Montale, poeta sacro alla mia cara prof. Il nesso fu per lo più ignorato: mi si fece notare che in italiano non si dice “all’inizi” del secolo. Corretto. Ma nessuno mi chiese se mi fossi divertito a scrivere quelle facciate. E io avevo goduto come mai nel farlo.

Il secondo momento, drammatico: la domanda della commissaria esterna di filosofia, su Marx, Proudhon e Saint Simon: l’uomo e lo Stato. Più che un quesito, un messaggio politico trasversale rivolto al mio docente di filosofia, notissimo ultra conservatore. Fui un pingue vitellino sacrificato sugli ultimi sbrecciati altari dello scontro ideologico. Scalciavo e scalciavo, non sapendo che il mio destino era segnato.

46 sessantesimi. 75 e spiccioli nella valuta corrente. Al solito: senza infamia e senza lode.
Ai “miei” Ragazzi, un caro augurio. E’ un esame e come tale appare insormontabile, inutile e isterico. Le tre I sono queste. Ma come sempre troverete il modo di renderlo una cosa divertente da raccontare. In bocca al lupo, di cuore. Ricordatevi che la vostra intelligenza è divina. Mica lo dico io, lo diceva Aristotele.

4 thoughts on “Notte dopo degli esami

  1. anche io ho pochi ricordi, non solo di quel giorno, ma degli anni passati… però quel 2 luglio del 1994, lo stesso giorno della Lalla, il compleanno del papà, me lo ricordo. La tesina su Mario Rigoni Stern, di cui andavo strafiera ma trattata un po’ come il tuo tema d’italiano: era stato bello andare da lui, con la super zia, in panda azzurra, anche se forse ero ancora acerba (o tonta, nonostante i 18 anni) per capire cosa stavo facendo e con chi stavo parlando. E poi una domanda su Heidegger che mi era piaciuto tanto, per fortuna non Hegel… ti ricordi quante volte hai provato a spiegarlo? (: da un lato forse dovevi ancora affinare le tue doti d’insegnante, dall’altro io ero sempre un po’ tonta…

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